lunedì 9 dicembre 2013

'Mi piaci, Zoe, ma il sangue della mia gente è più importante del tuo.'



Lo so, che è così.
Ma non serviva certo dirlo, Marshall Lee, non dovevi necessariamente dirlo a voce, sapevi benissimo che ero a conoscenza della cosa. E come potrei fare diversamente?
Me lo ricordate tutti, qui, ogni giorno. Non c'era bisogno di dirmelo.
Non c'era alcun bisogno, mi ripeto, non c'era bisogno di farlo nel laboratorio, dove tra boccioni d'acido e sostanze chimiche cercavo di ripulirmi le mani dalla droga che ho preparato fino ad ora.
Ma non fa niente, Zoe, va tutto bene, Zoe.
Hai preparato gli antidolorifici, sei stata brava, Zoe.
Sei stata brava.


In tutto questo, c'è una nota buona, una nota bella, forse l'unica: Moloko Cortès sembra avermi accordato un pizzico di fiducia. Dice che sono un dito nel culo -testuali- ma domani mi viene a trovare, domani viene a trovare me. Viene lei da me.

'Una come lei non indossa golf rossi. E se lo fa, è solo perchè una pallottola le ha traforato lo stomaco, e quello, beh, quello è il rosso del suo sangue.'

Ma lo ha indossato, il mio. Oddio, io e Rosales glielo abbiamo messo mentre non era cosciente, e tralascerei volentieri il fatto che ha cercato di strapparselo via di dosso più e più volte tipo una scimmia drogata.
Fuma. E ho fumato.
Vieni qui. E ci vado.
Posacenere. E prendi il posacenere.
Perchè non riesco a dirle di no?
Mi sa che ho qualche problema col fatto di farmi accettare. O forse non lo so, forse è solo che non sono mai stata così distante da casa, come adesso.
Non mi sono mai sentita così lontana.
Mi sa che non mi sono mai sentita così sola, è questo il guaio.
Ho visto Saren e Dragan attraverso lo schermo del mio Holodeck, è stato bello.
Saren era preoccupato, stavolta non ha fatto niente per nasconderlo. E Dragan.. Dragan..
Dragan. Vaffanculo, razza d'handicappato.
Se non avessi ammazzato la mia amica, io non sarei mai partita, mai.

..

Volevo provare a scaricare sugli altri responsabilità varie ed eventuali, ma in realtà non funziona, non è così, probabilmente sarei partita lo stesso, solo che lo avrei fatto con meno rancore come bagaglio culturale da portarmi appresso IN QUESTO MALEDETTO PIANETA IN CUI PIOVE SEMPRE E MI GUARDANO TUTTI MALE E GLI ANFIBI SCIVOLANO SUL FANGO E IL LABORATORIO NON E' MANCO TROPPO ATTREZZATO E MI SENTO SOLA, MANNAGGIA LA MISERIA, MI SENTO SOLA COME QUANDO METTI I CALZINI IN LAVATRICE  E PUNTUALMENTE NE RITROVI SOLO UNO, E PURE SCOLORITO.
Ho finito. Mi sono sfogata.

Vaffanculo pure a te, Marshall Lee. Perchè hai dovuto ribadire, mettere in chiaro?
E Vaffanculo pure a te, Edward Shaw, coi tuoi messaggi monosillabici. Lo so che sei arrabbiato, lo sono un po' tutti con me, di recente, ma almeno..
non lo so.
Vado a dormire. Domani Moloko viene a trovarmi, domani forse mi sentirò meno sola.

( annotati in basso, un messaggio, scritto in fretta, molto in fretta. )

Vuoi partire. Vuoi pulirti la coscienza. Vuoi evitare di soffrire salutando. Vuoi che io scriva o dica qualcosa. Vuoi troppe cose, Zoe. 
  • "Non credo di riuscire a scriverti, mi si annoda lo stomaco in una maniera che proprio non puoi immaginare." Ed. 

sabato 7 dicembre 2013

'E ora, balliamo.'



(annotazioni scritte con una grafia fitta fitta.)

Sono arrivata, piove un casino, ho i calzini fradici e io odio avere i calzini fradici.
Quando non hai i piedi al caldo è una tortura, e mi sa che qui non ce li avrò per un bel po'.
Il Signor Volkov in realtà è il Capitano di questa gente, ed io non lo avrei minimamente sospettato.
Lo ricordo con una stecca da biliardo in mano, lo ricordo quando m'ha insegnato -oddio, diciamo che m'ha sfrantumato il culo- a Black Jack.

'Carta, carta, carta.'
'Sballato.'

Chiedo un'altra carta, chiedo di restare.
E il capitano acconsente, e Rosales, poi, mi guarda come se fossi una persona di cui prendersi cura.
Ed effettivamente l'ha fatto, s'è preso cura di me, non ha chiesto niente in cambio, lui non ha chiesto 'Carta'.
Chiede una carta Volkov, però, chiede che io produca farmaci.
E io acconsento, e lo faccio col cuore in gola, perchè stavolta non cucinerò droga, e nessuno mi sussurrerà più all'orecchio che sono un'assassina, e io forse potrò tornare a dormire.
Dormire. Coi piedi gelati, ma pur sempre dormire.
Carta, chiedo un'altra carta e mi ritrovo a viaggiare su una Jeep in compagnia di Rosales, mi spiega la prima regola, e mi guarda come se mi leggesse dentro, come se capisse.
Io, invece, non ci capisco proprio niente, se non che ogni volta che il mio accento corer mi scivola fuori dalle labbra, il banco sballa, e io mi guadagno una sonante occhiata di puro fastidio. O di diffidenza. O di odio. O di tutte e tre le cose insieme, accidenti.
E poi, improvvisamente Tiago mi afferra per i polsi e mette su una musica assurda, una che sembra ballabile, e in effetti 'Balliamo.' Mi dice.
'Ora balliamo', e più che ballare mi si spalma addosso e mi stringe, e poi mi fa ondeggiare a destra e a sinistra, che per fortuna che non ho mangiato niente, o giuro che vomitavo di tutto.
Me la offre lui, una carta. Con un sorriso di quelli che c'hai solo :

1- o quando sei ubriaco
2- o quando sei drogato
3- o quando gli Horyzon Buccaneers hanno vinto alla finale contro quegli stronzi del New London
4- o tutte e tre le cose precedenti insieme;

dicevo, con un sorriso davvero largo mi dice che mi può falsificare il tesserino identificativo.

'Te strapo dall'anagrafe'.
Mi strappa dall'anagrafe.
Rifiuto la carta e sto, che ancora non lo so se ho intenzione di sparire dal mondo, inghiottita del tutto dalla pioggia di Bullfinch.

La Cortès.
E' difficile sostenerne lo sguardo, è difficile farlo anche se se ne sta sdraiata sul letto mezza moribonda, è difficile soprattutto quando mi chiama 'faccia di merda', e io non so che dire, e mi viene il sospetto che il fango mi sia schizzato in faccia, ma evito di chiedere e pure di toccarmi il viso. Non voglio che Cortès pensi che sia totalmente deficiente.
Me la offre lei, la carta. E io l'accetto, accetto che mi insegni a sparare, non appena si riprenderà.
L'ansia mi assale al pensiero che io possa imbracciare un'arma e spararle inavvertitamente in faccia.
'Scusa, Cortès, Scusa preventivamente se io t'ho sparato addosso, non volevo, m'è partito il grilletto.'
Forse mi direbbe anche a quel punto che chiedere 'scusa' è da froci.
Anzi, no, non lo direbbe perchè a quel punto sarebbe morta.
Oddio, oddio ho appena ucciso la Cortès nella mia testa, questa cosa è terribile, non vorrei che morisse, non lo vorrei anche se continua a piantarmi addosso quegli occhi diffidenti e un po' cupi.
Si chiama Moloko, tra l'altro, l'ho scoperto, l'ho chiesto a Rosales, ho chiesto un'altra carta e lui me l'ha offerta come un croupier stanco, ma tenace.

E piove ancora, ed è tutto buio. Sto dormendo su un letto che non è un letto vero, o almeno, sarebbe un insulto chiamarlo 'letto', perchè le molle mi stanno aggredendo fisicamente la colonna vertebrale, credo che me la paralizzeranno entro breve, finirò su una sedia a rotelle per colpa di una branda malandata.
E' quasi più terribile che sparare addosso a Moloko.
Moloko. Carta, Moloko, Carta.
Dammi una possibilità, almeno una, prometto di respirare, di pagare le cambiali, di non entrare in ansia, di non sballare.
Prometto di non sballare.
Prometto di non pensare a Dragan, lo prometto, prometto di non pensare a come m'ha stretto forte le mani, a come m'ha guardata lì davanti alla Chiesa, come se non volesse lasciarmi andare. Prometto di non pensare alle risate soffocate contro le lenzuola, alla sua camicia rossa, agli schiaffi, agli abbracci dolenti e al suo risistemarmi dietro le orecchie le ciocche di capelli. Prometto di non pensare che porto sfacciatamente al collo la collana che m'ha regalato, alla sua risata afona, al suo modo di camminare come se fosse il padrone del 'Verse. Prometto.Io prometto di non pensare a quando m'ha parlato di Victory, e poi m'ha preso il viso tra le dita, e m'ha sfiorata con parole di quelle parole che fanno un male cane, a ripensarci, ma ho promesso di non farlo, e prometto anche di non credergli, di non credere che mi stia aspettando, che mi stia davvero aspettando.
'Fai quello che devi fare. E poi torna da me.'
Non mi stai aspettando, Joe, vero? Non lo stai facendo?




Le stelle, oggi, non m'hanno ancora inghiottita.
Ma le molle di questo materasso lo stanno per fare: Blackbourne sarebbe felice.




( annota, subito dopo, un messaggio probabilmente ricevuto sul cortex pad. Mancano interi brandelli di frasi, li ha prima scritti, poi cancellati con violenza.)


So cosa hai fatto [...] Morrigan e per l'ennesima volta mi hai [..].
Avrei dovuto ucciderti il primo giorno che ti ho visto mettere piede [...].
Hai cercato anche di [...]  pulita la coscienza. [...]Per trovare una soluzione ai tuoi guai.
Questo gesto Morrigan, non lo dimentico [...] questo.
Non c'è posto nel verse [...] dove non ci sia qualcuno che mi deve un favore.
Guardati sempre le spalle da oggi in poi Morrigan, [...] le cose cambiano.


(e ancora, più sotto, un altro stralcio di messaggio.)



'Perché ti dico questo? Perché ci ho pensato, Zoe, e ho capito che il mio orgoglio vale meno di quello che provo per te. E perché non voglio svegliarmi, domani, con la consapevolezza di averti perso, la consapevolezza che sia troppo tardi.'




venerdì 6 dicembre 2013

E' una cosa strana. Quando ti accade di vedere il posto dove saresti salvo, sei sempre lì che lo guardi da fuori. Non ci sei mai dentro. È il tuo posto, ma tu non ci sei mai.



Era lì, dritta in piedi, ad aspettare la nave che l'avrebbe portata più o meno all'Inferno.
Il suo bagaglio tenuto saldamente in una mano, come temendo che qualcuno potesse portarglielo via da un momento all'altro.
Ma non sarebbe arrivato nessuno, e lei lo sapeva.
Così come sapeva che si stava lasciando alle spalle una carriera che le avrebbe assicurato soldi, bei vestiti, lusso, conoscenze influenti e tanti, svariati sensi di colpa a pesare su spalle troppo magroline, per sostenerli tutti.
Aveva lo sguardo leggermente lucido degli antidolorifici e degli antibiotici che le circolavano nel sangue, il naso faceva ancora male, la sua faccia era un enorme livido scuro senza capo nè coda.

'Ho provato a darti un futuro: ti sputi su di me, su quello che ti ho dato. Ho fatto di te un essere significante, e non l'ennesimo pedone su una scacchiera che nemmeno puoi vedere. La mia delusione è massima. Levati dalla mia vista: con te, ho solo perso il mio tempo. Bada ad osservare queste poche regole: e a dimenticare ogni cosa che hai visto qui. E a non finire in attività che troverei disdicevoli: viola solo uno di questi precetti, e verro' a prenderti. Ovunque. Non ci sarà posto in grado di nasconderti, nel Verse.'

Le parole di Blackbourne le rimbombavano nella testa. Entravano in circolo, facevano sempre lo stesso giro, rimanendo piantate lì, a pulsarle contro le tempie.

'Che le stelle ti inghiottano, Morrigan.'
L'avrebbe preferito, di certo.
Avrebbe preferito venire fagocitata da un buco nero, probabilmente, piuttosto che ritrovarsi addosso quello sguardo. E quello di Eddie Shaw, la sua testa bassa, il sorriso amaro. E quello di Dragan Momic, puntato dritto in faccia come un pugno che non t'aspetti, mentre le faceva promesse che non avrebbe mai potuto mantenere.
Le dita sottili e infreddolite erano andate a serrarsi sul suo bagaglio, così forte che le nocche erano impallidite. Ed era impallidita anche lei, e forse, forse le si erano anche riempiti gli occhi di lacrime, mentre fissava con sguardo perso il punto in cui avrebbe dovuto attraccare la nave, di lì a breve.
Il fatto che avesse firmato un contratto di schiavitù rendeva solo più opprimente quell'attesa, un'attesa che l'avrebbe liberata da una morsa sottile ma ben presente lì nello stomaco.
Non aveva nemmeno mangiato.
Quel pensiero le era saltato in testa all'improvviso, in maniera improbabile e del tutto fuori luogo.
Seguito a ruota dal ricordo delle labbra di Dragan premute contro le sue, in quel bacio lungo, silenzioso e morbido, che aveva tutte le carte in regola per sembrare un addio.
Lei non glielo aveva detto, addio.
Non lo aveva detto a nessuno, in verità, e nessuno lo aveva detto a lei.
L'attracco della Nave lì davanti al suo sguardo era passato in secondo piano, le voci dei passeggeri che si preparavano a partire l'avevano fatta trasalire. Il bagaglio se l'era stretto al petto, improvvisamente, e gli occhi erano passati febbrilmente da una zona all'altra di quel mezzo di trasporto, col respiro fermo in gola, e lo smarrimento più cupo incastrato tra le ciglia castane.

'Allora, sali o no?'
Le aveva detto un tizio con un orribile copricapo in testa, facendole anche un cenno col braccio.
Era rimasta immobile a fissarlo, gli occhi via via sempre più sgranati, le labbra dischiuse nell'atto di parlare.

'Ehi, Ragazzina. Dico a te. Noi qui stiamo per chiudere.'
Con un battito di ciglia più svelto s'è resa conto che era restata lì impalata per chissà quanto. Perdeva pezzi di tempo, pezzi di tutto.
E alla fine su gambe traballanti e incerte, aveva raggiunto l'ingresso del boccaporto della Nave. Sfilando un sorriso cupo all'uomo che la fissava in tralice, aveva poi detto:

'Salgo, Sì. E che le stelle m'inghiottano.'

giovedì 5 dicembre 2013

Passa il tempo..


..e io faccio sempre le stesse cazzate.
Sto cercando di fare mente locale sul come m'è venuto in mente d'accettare la proposta di firmare il contratto di schiavitù per la Graf per un mese.
Sarà che in caso contrario ci morivo?
Mi sa di sì.
Ma poi, santoddiod'amore, posso diventare la schiava di una che NON PORTA LE MUTANDE?
Non le porta, oggi ne ho avuto la maledetta conferma, e ora la mia mente purissima verrà per sempre invasa da quella loschissima immagine che..nnhh..fmnfgnj..ngjgt
gtlgttgklh
hrthtkkh

fkkggk

DITA, CALMATEVI.

Voglio fare un resoconto, mettere per iscritto, giusto per capire e riflettere tra me e me, e le mie dita traumatizzate.

Il signor Blackbourne mi 'deve' parlare. Su come impiego il mio tempo quando non sono in servizio, dice.
Al che mi vengono in mente mille ipotesi, perchè voglio dire, ce ne stanno parecchie.
Avrà scoperto che mi vedo (VEDEVO, ZOE, VEDEVO!) di nascosto con Joe Black?
In caso: morirò.
Avrà scoperto che ho difeso Jordan nel bagno della roadhouse, mentre Luis pisciava allegramente sul pavimento? (E l'ho visto, non se l'è neppure sgrullato prima di rimetterselo nei pantaloni.)
In caso: morirò.
Avrà scoperto che me ne sono andata a fare una passeggiata a Bullfinch, in zona di guerra, in gran segreto?
In caso: morirò.

Forse è vero che dovrei andarmene da questo posto. Qui mi trattiene solo un nome, e quel nome è quello di Huck Haggerty, ma Huck Haggerty è così distante e freddo e mezzostronzo che mi si boicotta da solo, nel cervello. Ogni volta che mi chiedono il motivo della mia permanenza ad Hp, io formulo nella mia mente la frase:
'E' perchè ci sta Huck'.
Lo faccio in automatico.
Lo faccio praticamente senza rendermene conto, e adesso non so più nemmeno io da quanto tempo questa giustificazione non regge più. Se dalla sua ultima sfuriata, o dall'ultimo 'Vaffanculo, Morrigan'.
Sì, forse dovrei andarmene.
Peccato che la Graf m'ha detto che so troppe cose, e che probabilmente (INDOVINA COSA?) m'ammazzerebbero, pur di non lasciarmi andare con le informazioni che ho in mano.

Non so bene cosa fare. Inizio a prendere in considerazione l'ipotesi del suicidio se non fosse che io, nel 'Verse', ho ancora qualcosa da fare.


venerdì 8 novembre 2013

Cose da non fare.


Tra le cose da non fare mai più nella vita, la prima consiste nel non cercare a tutti i costi di fissare un appuntamento al buio a Kane Vyntra con ex compagne d'università.
Ok, lo ammetto. Jellery Goren non era propriamente un figurino, coi suoi novanta chili e passa distribuiti su 157 cm. E sì, ammetto pure che l'apparecchio avrebbe potuto levarselo, ed indossare qualcosa di più grazioso che non fosse una tenda dai colori improbabili in grado di provocare immediata cecità all'occhio destro. Ma accidenti, Kane avrebbe almeno potuto scambiarci due chiacchiere.
Invece no, s'è arrabbiato. E pure tanto, a giudicare da come gridava.
Ma che ti gridi, dico io, invece d'essere contento che hai una collega che pensa ad un tuo possibile futuro coniugale. Che poi Jellery Goren (anni 26), è una grandissima Biologa, e di barzellette ne conosce a iosa.
I denti ingialliti dal fumo sarebbero potuti passare in secondo piano, dopo il terzo bicchiere di whiskey, ma niente, la poverina non ce l'ha nemmeno avuta questa possibilità.
Delle volte credo che Kane Vyntra sia davvero un buzzurro troglodita.

Altra cosa da non fare: attraversare la strada di notte, sotto la pioggia, senza guardare prima a sinistra. Si rischia di morire, pare. Io però non sono morta, ringraziando il cielo, anche se ho fatto una deliziosissima conoscenza con il muso di un thor, e subito dopo sono andata a dare un bacetto all'asfalto dei sobborghi di Cap city. Un volo assurdo, sono ancora tutta dolorante.
La colpa in questo caso ammetto che è mia, ma a dirla tutta dopo che Saren -il guidatore- s'è mostrato a me come il più grande narcolettico della storia del 'Verse, qualche dubbio sulla sua colpevolezza inizio ad averla. Aveva una faccia talmente stralunata e pallida che sembrava gli avessero tirato fuori dalle vene metà del sangue, con un tubicino sottile sottile e affilato affilato.
Insomma, da che l'incidentata ero io, mi sono ritrovata a dovermi preoccupare per questo tizio probabilmente affetto dal disturbo di personalità schizoide, che mi dà uno strappo a casa e che mi fa rischiare la morte ogni due per tre, laddove 'ogni due per tre' coincide con la sua testa che se ne vola in avanti, ogni volta che lo acchiappa un colpo di sonno.
Indagare. Questo rischia sul serio di crepare nel giro di due giorni, specie se rimane alla guida del thor di cui sopra.

Altra cosa da non fare: rimanere ad aspettare il ritorno di Huck Haggerty seduta su una sedia. Perchè ci si finisce addormentati, su quella sedia. E poi s'addormentano pure le gambe, e ti ritrovi a sbavare e a zoppicargli dietro, per cercare di prendere il suo bagaglio.
E' tornato. E' tornato Huck, sono tornati i suoi stivaletti e la sua barba, e sono tornati anche i suoi modi burberi di cui avrei fatto volentieri a meno.
L'ho capito che ha messo una sorta di barriera tra me e lui, forse iniziavo ad essere pesantemente monomaniacale con i miei messaggi. Ma ero preoccupata, quello stava a Polaris, una pallottola in fronte se la poteva beccare facilmente. Figuriamoci, poi, con quel suo accento corer e con l'aria da scommettitore incallito.
Nella mia testa la scena ricorrente era più o meno questa:

Huck:  Ehi, ragazzi, chi ha le palle per un giro di poker?
Gentedipolarisacaso: Uccidiamolo. Malmeniamolo e strappiamogli i denti, li rivenderemo a qualche compratore interessato.

E giù a randellate.
Meno male e dico MENO MALE che lo striscione di benvenuto l'ho lasciato nel mio alloggio, ripensandoci a mente fredda inizio a presumere che non avrebbe gradito troppo. E' tornato.
L'ho già scritto, che è tornato? Beh, lo riscrivo. HUCK HAGGERTY E' TORNATO SULLO SKYPLEX.

P.S: e comunque, io i suoi denti me li sarei comprati volentieri.

martedì 5 novembre 2013


'We wish you a merry christmas,
We wish you a merry christmas,
We wish you a merry christmas,
and a happy new year'


La sveglia.
Era assurdo che avesse una canzoncina di natale come sveglia. Ma era ancor più assurdo che tenesse una sveglia anche lì sullo skyplex, dove il giorno non esisteva, la notte nemmeno, tutto viaggiava su una condizione di tempo abbastanza instabile e soggettiva.
Forse è per questo che aveva sistemato la sveglietta old style sul suo comodino, e l'aveva lasciata puntata alla stessa, identica, precisa, specifica ora in cui s'è sempre alzata, da ventisei anni a questa parte. Le 5.57 del mattino.
I tre minuti prima delle 6.00 erano quelli che le servivano per aprire gli occhi, fissare il soffitto e illudersi di avere ancora tempo per riposare.Che ragazza fortunata ad avere ben tre preziosi minuti, ancora.
E in genere schizzava via dal letto senza lamentarsi, senza borbottare o inveire o imprecare contro il Santo Natale. I tre minuti del buonumore preventivo, li chiamava.
Ma quel giorno no. Quel giorno la sveglia ha continuato a suonare.

'Glad tiding we bring
To you and your kin:
Glad tidinas for Christmas
and a happy new...'


'FANCULO!'

Con la voce ancora arrochita dall'alcol e una manata, ha mandato a farsi benedire la sveglia, il natale, la canzoncina e pure le 6.00 del mattino.
Ha alzato la testa arruffata e sconvolta e ha guardato il cadavere di quel cimelio a terra, spaccato in tre pezzi precisi. Tre, come i minuti di 'riserva' prima di cominciare la giornata. Tre, come le imprecazioni che stava masticando a mezza voce, con aria rancorosa ed un'occhiata davvero brutale, verso la sua ormai ex sveglia.
Era strano. Era come se un senso di liberazione le s'inerpicasse lungo la colonna vertebrale, risalendo fino alla testa. L'omicidio della sveglia le ha strappato un sorriso sottile, quasi efferato. Si è rigirata di schiena, a braccia aperte, e lo sguardo assonnato e lucido rivolto sopra di sè, ancora con quell'assurdo sorriso sulle labbra. Stava cercando di capire quand'era stata l'ultima volta ad aver provato quel sottile, misterioso senso di liberazione dall'ansia costante che l'attanagliava, ma non riusciva a capire, non riusciva a ragionare.
La Tequila. Forse la Tequila della sera precedente, o le chiacchiere con la dottoressa Moriarty?
No. C'era sicuramente dell'altro, quella sensazione lei l'aveva provata poche ore prima.
Lo sapeva, ce l'aveva proprio sulla punta della lingua.

'Dovere. Potere. Dovere e Potere. Parli solo di questo.
Pensi mai a quello che vorresti, Zoe?'


Il ricordo delle parole di Joe Black le ha fatto spalancare gli occhi all'improvviso, e trattenere di colpo il respiro, come un pugno in faccia che non t'aspetti. La percezione netta di aver combinato un casino la stava aggredendo senza possibilità d'appello, perchè dalle parole era passata a ricordare i fatti.
E nei fatti, per qualche assurda ragione s'era ritrovata con le labbra incollate a quelle del Pirata.

S'è presa giusto quei cinque, sei secondi di tempo per vergognarsi come una ladra, con tanto di mani in faccia. E poi dalla vergogna è passata al dubbio d'essersi immaginata tutto, e dal dubbio alla possibilità che fosse stata un'allucinazione dovuta all'alcol, e poi alla certezza che no, sicuro, la procedura del 'bordello irreversibile' l'aveva avviata esattamente qualche ora prima, alcol o non alcol, l'aveva fatta davvero grossa.
Saltare giù dal letto con l'urgenza a farle traballare le gambe nude è stato il passo successivo.
Poi s'è fermata.
Gambe nude.
Nude?
Se l'è guardata stranita: era in mutande. Mutande ridicole, peraltro, rosa di quel rosa che nemmeno le tredicenni al campo scout. E la camicetta mezza slacciata che aveva indossato la sera prima.
Ha dato un'occhiata stralunata allo specchio, passando una mano tra i capelli sconvolti.
Mutande e camicia. Non ci poteva credere, aveva dormito in mutande e camicia.
La cosa era quasi più sconvolgente del ricordo di Joe Black e del suo braccio piazzato dietro la sua schiena.

'Oddio. Oddio, salvami, oddio, salvami o uccidimi o apri una voragine e buttamici dentro.'

Parlava con un ipotetico dio, ma aveva già messo mano al cortex pad al suo polso.
Huck. Doveva avvertire Huck, di corsa, e Huck avrebbe avvertito Bill, e Bill avrebbe..
Ha alzato la testa, fissato la parete con gli occhi sgranati e le labbra mezze schiuse.
Cos'avrebbe fatto? Non lo sapeva pure lei.
E poi, Huck se ne stava nella sua maledettissima 'vacanza premio', perchè mai lei avrebbe dovuto spifferare tutto?
Giustificazioni su giustificazioni che s'accavallavano in una mente confusa dai postumi di una sbronza colossale, e dalla paranoia, soprattutto la paranoia.
S'è ritrovata seduta sul letto, a lisciarsi stupidamente la propria camicetta bianca sgualcita, mentre ancora fissava il muro come se fosse il soggetto più interessante esistente nel 'Verse.

'Un'ultima stronzata, e con me hai chiuso.'Le aveva detto il chimico.
E la stronzata l'aveva fatta, effettivamente.
L'accendersi del cortex pad, seguito a ruota dal 'bip' di un messaggio in arrivo, era chiaramente il segnale che no, però: non sarebbe stata l'ultima.

lunedì 4 novembre 2013

I pesci sono terapeutici.


Me ne sono scappata all'acquario, che i pesci sono terapeutici, dicono.
Terapeutici.
Sono appena tornata dalla consegna di un carico di droga dove per poco non me la sono fatta sotto, Huck è in 'vacanza premio' e chissà quando torna, Kane mi sta appiccicato al culo da giorni e ho la sincera, terribile, tremenda paura che possa accostarsi alla porta del bagno mentre faccio pipì, e allora mi si blocca proprio la pipì, che se avverto la presenza di qualcuno lì fuori, o anche il solo pensiero..oddio, mi sono persa.
Insomma: non riesco a fare pipì decentemente, Luis Collins sembra avercela a morte con me, oggi non so bene cosa ha blaterato, Tali ha preso le mie difese ma non ha mancato di ricordarmi il bordello che ho fatto (io? fatto, io?) per via di Joe Black e la sua maledettissima banda. E che altro?
Ah, sì, l'ultimo messaggio dello stesso Joe mi indicava chiaramente come 'grandissima testa di PENE' (non ha usato la parola pene, ma credo sia più elegante) e mi ha detto che si sarebbe sfogato contro qualcun altro.
Ho il sospetto che possa aver messo sul serio le mani su Chris Parker, ma sono così vigliacchetta nell'animo che ho paura anche solo di informarmi.

E IN TUTTO QUESTO, I PESCI SAREBBERO TERAPEUTICI PER COSA?!
No, fottuto manuale di 'come non tenere la mente sotto stress', dimmi per quale motivo i pesci dovrebbero essere terapeutici.

Forse devo smettere di comprare manuali per tutto.
Il manuale sul primo appuntamento m'è servito ad avere un due di picche scaraventatomi in faccia come un velociraptor, il manuale su come fare amicizia mi ha fatta ritrovare con la mia unica amica in cella, io nei guai seri, un Pirata che m'invita a cena e minacce varie ed eventuali.
Ora questo coso per evitare di tenere la mente sotto stress dice di frequentare gli acquari, che i pesci sono terapeutici (continuo a scriverlo, che magari funziona.)
Invece io, qua davanti, faccia a faccia con lo squaletto probabilmente modificato geneticamente, a giudicare dagli occhi azzurri che ha, che pare più un alieno che altro, dico.. qua davanti mi rendo conto che certe volte mi ci sento io, dietro ad un vetro, immersa nell'acqua.
Mi ci sento io, come un pesce ben addomesticato, abituato a spazi piccoli, abituato a boccheggiare, abituato al silenzio ingombrante e alle luci poco naturali di un acquario.
Mi ci sento io, sotto una campana di vetro. Campana di vetro. Quando Huck m'ha detto che prima o poi avrei trovato il modo di spaccarla, non ci ho dato troppo peso.
Adesso mi rendo conto, in special modo per via della sua stupida, maledetta assenza, che probabilmente mi sono avvicinata a lui perchè la mia campana non sarebbe in grado di spaccarla, o semplicemente non vorrebbe mai farlo.
E' che non lo vorrei nemmeno io, in fondo in fondo.

Le campane di vetro, come si suol dire, sono terapeutiche.